Chinaski77 & Zerocalcare


Anni fa scrissi un post sul quale mi interrogavo sulla fine dei post di Chinaski77.

Per chi non fosse uno dei blogger dei primi tempi è bene sapere che Chinaski77 era una sorta di guru tra coloro che scrivevano sul web. Anzi, molto di più: in un’epoca orfana di Facebook (ma fin troppo inflazionata da trilli su Messenger) era consuetudine passare quotidianamente su quel blog nella speranza che ci fosse un nuovo post.

E, quando c’era, non ricordo avesse mai tradito le attese.

Scriveva da dio, e faceva ridere. Con semplicità ed abilità. Non so come definirlo se non una dote. A me personalmente è capitato solo con due persone di dovermi fermare a metà di un racconto perché ridevo a tal punto da dover riprendere fiato; una di quelle persone era Chinaski77 e l’altro Stefano Benni.

Poi Splinder ha chiuso e i suoi post sono andati quasi tutti persi. Ha anche pubblicato un libro, che avevo ma è rimasto in quel limbo tra due traslochi dove le cose, semplicemente, scompaiono.

Comunque, tornando alla frase con cui ho cominciato, tale Giacomo Tufano (che ringrazio) ha commentato quel post linkando un sito che a quanto ho capito va a ripescare i post vecchi tramite una specie di archivio (credo) e questo, qualora vi interessasse è il link

http://web.archive.org/web/20111004100406/http://chinaski77.splinder.com/post/9108626

Qui ne ho riletti parecchi e ho riso come non ridevo da mesi. Al punto da farmi una ricerca su cosa facesse adesso lui. C’è ben poco a dire il vero, se non che è editorialista di WU magazine.

Ovviamente ho letto l’editoriale, che parlava di “Petaloso”, e della polemica che c’è stata intorno alla cosa; bè, scrive ancora divinamente e ho apprezzato l’articolo, ma mi pareva un compitino. Spiego meglio, l’articolo è scritto benissimo ma dice poco: la scintilla che mi faceva ridere da solo anche a mesi di distanza solo ripensando ai suoi post a quanto pare si è spenta.

Per carità, sono anche passati dieci anni,  le persone crescono e maturano ma un pochetto mi è spiaciuto: è stato come rivedere un amico dopo dieci anni, aspettarsi grandi cose, cercarle in lui, sforzarsi di cercarle in lui, e trovare solo normalità.

Ma la voglia di ridere mi era rimasta, non avevo ancora placato la mia sete, quindi, visto che sono povero, ho provato a farmi soccorrere dalla biblioteca prendendo in prestito il primo libro (non so se è il caso di definirlo così) di Zerocalcare: “la profezia dell’Armadillo”.

Si, lo so, arrivo anche qua con parecchi anni di ritardo, ma volevo ridere come un coglione in spensieratezza e in parte ce l’ho fatta. In parte perché talvolta, tra le righe, qualche riflessione tra una risata e l’altra me l’ha fatta fare.

Quindi ho deciso oggi di ripassare in biblioteca (sono povero) prendermi i suoi due libri successivi nella speranza che la scintilla che ho visto spegnersi in Chinaski in Zerocalcare abbia attizzato un bel fuoco, e mi sa che domani, sperando nel bel tempo, mi metterò in mutande sul balcone a gustarmelo.

Ah, ho preso anche un libro di Licalzi (l’ultima settimana di Settembre), un altro che fino ad ora non mi ha mai deluso. Speriamo che continui a non farlo.

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Propositivamente


Oggi scriverò qualcosa.


Dalla sezione Aurea alla Ruota della Fortuna.


Sebbene le mia fotografie possano parere “belle” (cosa gratificante a livello personale, ma alla fine, inutile) di fotografia so ben poco. Oltre a padroneggiare le basi e a destreggiarmi nella fotografia dei locali, non ho mai approfondito le regole di composizione in quanto, semplicemente, non mi serve.

Una cosa però mi ha sempre incuriosito: la sezione Aurea.

Citando Fotocomefare.com

La spirale si ottiene suddividendo l’immagine ripetutamente in rettangoli aurei.

Ciò che è importante per il fotografo, però, è che essa non solo individua il punto di maggiore interesse in corrispondenza a dove si “arriccia”, ma anche una linea che può guidare lo sguardo dell’osservatore.

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Talvolta mi è capitato di “azzeccarla” ma non credo di aver mai fatto una foto avendola in mente.

Partendo dal presupposto che questa sezione è frutto di un calcolo matematico si può dire che sia una regola, giusto? E mi sono chiesto: anche nella vita c’è una regola che si possa paragonare alla sezione aurea?

E visto che non faccio nulla tutto il giorno e ho il tempo per pensare mi sono detto di si.

Nella vita abbiamo un numero di fortune e sfortune che si equilibrano, mettiamo di dar loro un numero ossia 100. In tutta la vita avremo 100 fortune e 100 sfortune. Semplice no?

No, non lo è.

In primis perché non sappiamo quando ci capiteranno, e in secondo luogo perché ci sono delle altre variabili che non conosciamo (ad esempio 100 incidenti sfortunati, o 100 botte di culo nel sesso ecc) e tutto questo tende a mescolare un po’ il calderone e lasciarci un po’ nel caos.

Perché dico questo? Perché in questo periodo della mia vita mi capitano milioni di sfighe e devo pur appellarmi a qualcosa che mi faccia sperare che ci sia qualcosa che mette tutto in equilibrio, che so il Karma o qualche santo che a un certo punto si metterà a girare la ruota tipo alla ruota della fortuna quando c’era Mike Bongiorno.

Eh si perché un bel Jolly adesso mi farebbe piacere, ma porcaputtana, continuo ad andare sulle caselle sfigate o quando vado su quelle dove si vincolo i soldi (milalireingettonidoro) dico la consonante che non c’è e passo la mano.

Minchia.

Spero che nella prossima manche le cose cambino perché vorrei proprio che la Paola Barale di Vent’anni fa mi girasse un po’ di caselle e magari mi permettesse di dare la soluzione.

paola-barale-la-ruota-della-fortuna

 


Com’è


Essere  disoccupato è brutto.
Specialmente quando hai voglia di lavorare e hai voglia di “dare”. Mai avrei pensato di guardare al mio passato con nostalgia e provare rabbia per quelli che si lamentano del proprio lavoro. “Oggi è Lunedì, Aiuto!” mentre passano la giornata in ufficio su Facebook. Stronzi.

Io soffro per ogni singolo minuto in cui dormo più del dovuto. “Alzati prima” direte voi; l’ho fatto ma è angosciante non avere nulla da fare, specialmente dopo che hai cercato lavoro ma in pochi ti rispondono. E quelli che lo fanno non cercano gente che lavora, ma carne da macello.

E poi, la cosa che scoccia è che gli altri vanno avanti. Con i loro progetti, la loro vita con idee nuove che magari io non posso esprimere perché non ho modo di farlo.

Mi sono ripromesso di essere positivo, ma talvolta ricado nella tristezza, rimuginando su tutto quello che è accaduto e che non merito.

Mi deprime essere nella terra di mezzo: troppo giovane per avere esperienza e troppo vecchio perché un’azienda mi dia fiducia per acquisirne.

Mi scoccia anche avere competenze inutili: in un negozio assumono una mezza figa di vent’anni piuttosto di prendere in considerazione me: la pagano meno nonostante io sia stato un commerciante quando ancora la suddetta ragazza iniziava le elementari. E non parliamo delle competenze: nulla certifica le competenze che ho. Ho imparato sul campo facendo, studiando e avvalendomi di gente che mi ha insegnato moltissime cose. E adesso… TA DAAA! Non servono a un cazzo.

Non mi piace autocommiserarmi perché lo considero una perdita di tempo. Un‘inutile perdita di tempo, ma ogni tanto si deve essere tristi. E’ un’emozione, come la gioia o il dolore. Reprimerla non serve a nulla, solo a farla uscire dopo in altri modi.

Ed è strano che nei momenti di difficoltà, come tanti anni addietro, io mi butti nella scrittura.

Adesso mi merito una canzone triste, per poi sospirare e iniziare a costruirmi un futuro migliore.

 


Pallonate


Ogni tanto mi capita di tornare a casa dei miei con una grossa borsa del bucato. Siamo autosufficienti su tutto tranne che sullo stirare: in questo ci aiuta mia mamma e io, quando porto il bucato ne approfitto per mangiare a scrocco: non avrei mai creduto che un piatto di pasta non preparato da me abbia il duplice vantaggio di:

  1. Non essere preparato da me con conseguente guadagno di tempo
  2. Non sporcare alcuno dei miei piatti con conseguente perdita di tempo per il lavaggio

Comunque ero sul portone a casa dei miei e ho visto affisso un cartello sopra il quale una delle famiglie del condominio ringraziava per le condoglianze fatte alla persona morta.

Quella persona la conoscevo tanti anni fa: era sempre in giacca e cravatta ed era il padre di un ragazzo che mi prestò tantissime cassette dei Queen (non era facile negli anni ’90 per un ottenne senza soldi trovare la musica che amava).

Comunque questo mi ha fatto ripensare a quando ero un bambino e abitavo lì e curiosamente mi è venuta in mente una cosa: non si sentono più le pallonate contro il muro.

Quando ero piccolo aspettavo le quattro per scendere a giocare a pallone: se ero da solo lo tiravo contro il muro dei garage, se eravamo in due ci si alternava uno in porta e uno al tiro e se eravamo in parecchi si giocava a “15”. Se non sapete come si gioca avete avuto una pessima infanzia.

Non critico quelli che preferiscono la XBOX all’uscire (faccio parte troppo spesso anche io di quell’insieme di persone) però la mia parte di vita all’aria aperta l’ho fatta ed è un peccato che i ragazzini di adesso facciano attività fisica quasi solo quando devono andare a farla per forza; ricordo che quando giocavo a calcio, sport nel quale non ho lasciato un grandissimo segno, il mio primo allenatore non ci faceva mai correre dicendo che i ragazzini già corrono abbastanza.

Adesso non è più così, mi sa.

Quindi niente più pallonate contro il muro, niente più pallonate che per sbaglio andavano contro i garage e niente signore che ci porconavano perché le pallonate facevano casino.

Ok, ma che tristezza.

 


Spietato


Lo continuo a rimandare, e credo lo rimanderò anche stasera: il riassunto di ciò che mi ha poratato fin qua.

Sono cose abbastanza tristi, disavventure, e persone che hanno calpestato la mia fiducia portandomi ad essere disoccupato a 33 anni. Nonostante questo rimango bellissimo, eh!

Comunque, non sono abbastanza depresso per parlare di cose deprimenti. O meglio, non sono abbastanza depresso OGGI quindi, passo.

Anche perché il mio buon proposito dell’anno è essere positivo, e mi sa che me lo scriverò sul muro davanti al Pc, così non me lo dimentico. Magari lo scrivo accanto all’altro appunto che ho davanti al pc, quello ce dice “il mondo del lavoro è spietato”. Perché l’ho scritto? Altra cosa deprimente che non voglio approfondire.

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Ma perché dovrei essere felice oggi? Semplicemente perché mentre navigavo su un sito che parlava di serie televisive ho voluto provare a contattarli per sapere se fossero interessati a qualcuno che scrivesse qualcosa  e dopo avermi chiesto un pezzo di prova, la caporedattrice mi ha scritto di averlo apprezzato.

Magari, se la cosa va in porto, inizio per gioco e chissà: magari scrivere diventa un lavoro.

E magari il mondo del lavoro non è poi così spietato.


Con Dio.


Hai presente quando il protagonista di uno dei racconti di “The Acid House” si trova, dopo vari avvenimenti negativi e mortificanti, in un bar a parlare con uno sconosciuto che in realtà è Dio?

Ecco, la cosa descrive un po’ come mi sento.

Ps ho mixato un po’ libro e Film.

“Se tu sei Dio, perchè stai qui a perdere tempo con me?”

“Bella domanda, Boab. Bella domanda.”

“Voglio dire, con tutti ‘sti bambini che crepano di fame, cioè, che si vedono in tele e tutto quanto… Se tu fossi davvero così in gamba, potresti mettere apposto quelle robe lì, invece che stare qua seduto a prenderti una sbronza con uno come me.”

Dio lo guardò negli occhi. Sembrava turbato. “Frena un attimo, socio. Mettiamo in chiaro una roba. Ogni cazzuta volta che scendo quaggiù, trovo qualche balordo che me la mena sul cazzo che dovrei fare e non fare. O sennò, mi ritrovo incastrato in qualche cazzuta disputa filosofica con un coglioncello di studente sulla natura di me stesso, sui confini della mia onnipotenza e merdate del genere. Inizio ad averne un pò pieni i coglioni di dovermi sempre giustificare. Voi stronzi, intanto, vi ho creato a mia immagine e somiglianza. Poi, dovete arrangiarvi per conto vostro: tocca a voi cavarvela in qualche modo.
Quell’idiota di Nietzsche era ben lontano dalla verità quando diceva che ero morto. Io non sono morto, solo che non me ne frega più niente…E’ per questo che mi interessi Boab: tu sei un pigro, apatico e trascurato coglione. Essendo io immortale non posso punirmi, capisci? Però posso punire te, ed è quello che intendo fare…Ne ho fin sopra i capelli di tutti questi pentimenti di merda, ho il potere di vendicarmi e voglio esercitarlo su un uomo pigro e di natura egoista. Un uomo che fa parte della specie che ho creato e che può rappresentarla. ”

“Tu sei come ti ho sempre immaginato.”

“Questo perchè non hai immaginazione, razza di imbecille! Tu mi vedi e tu mi senti esattamente come mi immagini. “

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