Ieri sera faceva freddo ed è bastato questo futile motivo a farmi rimandare la palestra ad oggi a mezzogiorno.
Mentre cazzeggiavo ho notato una decina di mail da leggere e, svogliato come un Kluivert qualunque quando giocava nel Milan, sono andato a vederle pronto a cancellare il solito spam.
Invece, sorpreso come un Kluivert qualunque quando segnava nel Milan, ho notato che erano tutti commenti al post di ieri e gente che ha iniziato a seguire il blog (che tra l’altro è il più letto di Chiari); incuriosito sono andato a vedere le statistiche: mi piace farlo per vedere le parole chiave con cui la gente arriva ai miei scritti (nel blog vecchio, ad esempio, era molto gettonata la query “pompini di donne argentine”) e ho notato il numero delle visite che ammontava a quello che a fatica raggiungevo in una settimana.
Allora, come un Kluivert qualunque quando se ne n’è andato dal Milan, ho dato il meglio di me. Come? Sciogliendo le briglie alla fantasia.
In doccia, sotto l’acqua bollente ho iniziato a pensare cose del tipo “metti che questo post lo legge qualcuno che…”.
E il post lo ha letto uno di una rivista famosa. Anzi, checcazzo, visto che immaginare è gratis il post lo ha letto uno di Vanity Fair a cui è piaciuto e mi ha contattato dicendo che ha letto anche il resto del Blog e gli è sembrato interessante. Volevo magari scrivere qualcosa anche per loro?
Cazzo, certo che volevo. Da quel momento allora ho iniziato a scrivere per Vanity fair e i miei articoli, cazzo, erano lettissimi e piacevoli; iniziavo a ricevere mail di congratulazioni. Il blog è diventato sempre più letto e la pubblicità ha iniziato a contattarmi per mettere dei bannaer. In poco tempo ho deciso di lasciare il lavoro per scrivere a tempo pieno.
Era il momento di scrivere un libro. In un paio di mesi l’ho scritto e la gente è impazzita: file di gente in libreria (tipo Fabio Volo) che voleva un autografo. Copertine dei giornali con la mia faccia e interviste nei quotidiani nazionali: di punto in bianco ero diventato un mito e, nonostante i criticoni cui rispondevo sempre a tono, ero al massimo della popolarità.
Dal mio libro fecero un film e con quello guadagnai talmente tanti soldi da comprarmi una casa con vista lago. Anzi, sogniamo in grande: sul mare. Anzi, fanculo, sull’oceano a Venice Beach dove sono andato a vivere con Melissa.
Mi svegliavo all’alba, uscivo a correre e poi mi mettevo a scrivere il mio secondo libro. Il TANTO ATTESO secondo libro che ha superato tutti i record di vendite.
Ormai ero l’uomo del momento.
Una mattina, aprendo la lettera della posta, ho trovato la lettera in cui mi convocavano per il Nobel della Letteratura. Bè, ero figo, quindi un po’ me l’aspettavo.
Alla cerimonia a consegnarmi il premio c’era Van Basten (cazzo volete? Alla MIA cerimonia del Nobel della letteratura mi premia chi dico io!) che mi chiamò sul palco tra l’ovazione della folla.
Ero pronto al discorso più importante della mia vita.
“Per prima cosa vorrei ringraziare…”
TOC TOC
Il pubblico non capiva quello strano rumore, io si, e cercavo di finire il mio discorso.
“Dicevo, vorrei ringraziare la mia famiglia che…”
“TUTTO BENE LI’ DENTRO?”
Era Melissa, che come un Kluivert qualunque che sbagliava un gol davanti alla porta, mi ha risucchiato da una bella sensazione riportandomi alla realtà.
Per carità, lo faceva perché era preoccupata del fatto che ero in doccia da un’eternità. E così, tra una nebbia di vapore che avrebbe fatto invidia ad un concerto dei Pooh, sono tornato alla mia vita senza avere il tempo di ringraziare la mia famiglia e di salutare Van Basten.
Sono tornato alla mia vita fatta di sveglie alle cinque e mezza della mattina, di conti che faticano a tornare, di baci a Melissa prima di andare a lavoro, di passeggiate col cane, di post sul blog scritti nei ritagli di tempo, di notti lavorative in discoteca, di caffè liscio e brioche integrale, di X Box, di “no, sono vegetariano, il pesce non lo mangio”, di risate davanti ad una birra, di spensieratezza serale in famiglia con la mia donna e Nuno guardando una serie televisiva.
A pensarci, anche senza Nobel e senza fama, la mia vita è bella lo stesso. Grazie al cazzo, una casa a Venice Beach farebbe gola a chiunque, ma anche una casa in piazza di fronte alla guardia medica ha i suoi lati positivi. Basta cercarli.
Ogni vita ha i suoi lati positivi, basta cercarli.
Anche un Kluivert qualsiasi sono sicuro che ne abbia.