Gli effetti della mia pubblicità su Facebook cominciano a vedersi: ho un nuovo cliente cui porto a casa il quotidiano.
Il fatto che abiti quasi in campagna se dapprima mi sembrava un po’ seccante si è rivelato essere un’occasione per mettere un po’ di musica nuova nell’Iphone e godermela nella tranquillità della mattina.
Pensandoci, in quasi trent’anni, di questa tranquillità non ne ho mai goduto appieno: da studente, la mattina era sempre impegnata per imparare qualcosa in classe, e da lavoratore l’ho sempre passata lavorando. Nei fine settimana ho quasi sempre dormito fino a tardi. Per questo quando mi capita di essere “in giro” in quell’orario che va dalle nove alle undici, mi sento sempre un po’ stordito. Un po’ in un posto che non mi appartiene.
Eh si, perché è tutto diverso: la gente che doveva andare a lavoro è ormai al suo posto, c’è meno traffico e meno casino. Passando davanti alle case si vedono le signore che fanno i mestieri e mi viene in mente quando ero piccolo e cagionevole di salute. Spesso stavo a casa dall’asilo e tra un cartone animato e l’altro assistevo mia mamma che riordinava la casa. Il momento migliore era quando toglieva il materasso dal lettone di camera sua per pulirlo e lo appoggiava a terra. Io ne approfittavo per saltarci sopra.
Inebriato da questi pensieri sono arrivato davanti ad un parchetto cittadino.
Il parchetto è pubblico, ma è recintato. Sulla porticina c’è un lucchetto per evitare che la serratura venga forzata.
E la cosa mi ha dato allo stesse tempo felicità e tristezza insieme: un parchetto per un bambino è simbolo di libertà perché sa di poterci giocare in sicurezza. Pure i genitori lo sanno, e se ci portano il figlio sanno che per controllarlo ci basta un’occhiata tra un cazzo proprio e l’altro.
Però ecco, la recinzione, la porticina, il fatto che alle otto chiuda… boh, mi è venuta in mente una gabbia.
Capisco che viene fatto per motivi di sicurezza eccetera, ma checcazzo, è brutto da vedere ed è brutto da percepire.
Quando ero adolescente io, i parchetti erano aperti. Sempre. Di giorno si giocava e la sera, col buio, si limonava.
Ho paura, che per la paura, le nuove generazioni si stiano perdendo le emozioni più belle.

